Artrosi alle mani: sintomi e cura

Artrosi alle mani: sintomi e cura

L’artrosi, la malattia delle articolazioni

L’artrosi è una patologia degenerativa, caratterizzata da un progressivo deterioramento della cartilagine articolare che protegge e lubrifica le ossa. È una patologia che affligge milioni di persone (in particolare le donne) e che può colpire sia le grandi articolazioni - come quella del ginocchio e dell’anca - sia quelle più piccole come quelle delle dita delle mani. Non dobbiamo dimenticare che ogni dito ha tre articolazioni (compreso il pollice) e ognuna di queste articolazioni può essere colpita dall’artrosi. L’artrosi alle mani risulta quindi particolarmente invalidante, anche perché rende difficili molte delle attività quotidiane, oltre a creare deformità dolorose e noduli anti-estetici.

 

I sintomi dell’artrosi alla mano

Nelle fasi iniziali della malattia, all’interno dell’articolazione lo strato cartilagineo che riveste le due facce articolari inizia progressivamente ad assottigliarsi, portando a contatto le due superfici: è l’inizio di uno sfregamento che assomiglia un po’ a quanto farebbero due carte vetrate fini strofinandosi tra loro. L’effetto è triplice: le dita si presentano arrossate, calde e dolenti a causa dell’infiammazione, le articolazioni risultano rigide e in terzo luogo compare una sorta di “polvere artrosica” che si raccoglie intorno alle articolazioni malate, fino a formare degli agglomerati di tessuto osseo, detti osteofiti, che cominciano a essere evidenti attraverso la pelle. Queste formazioni si possono presentare su qualsiasi articolazione del corpo ma sono particolarmente visibili sulle dita, dove si formano sulle articolazioni terminali, vicino alle unghie (noduli di Heberden) e su quelle intermedie (noduli di Bouchard). Alla comparsa di questi sintomi occorre intervenire tempestivamente, per bloccare la degenerazione articolare e non andare incontro a una deformità ancora più invalidante.

 

Se l'artrosi alle mani progredisce?

Con la progressione dell’artrosi, la degenerazione articolare consuma del tutto la cartilagine di rivestimento, portando a un contatto osseo irreversibile. In questa fase l’articolazione è ancora in asse, ma il dolore aumenta e non è più dipendente dall’utilizzo delle articolazioni, il movimento diventa sempre più faticoso e si incominciano a notare delle iniziali incurvature a uncino delle ultime falangi delle dita. La deformità segna lo stadio finale della malattia artrosica: esteticamente le dita perdono la loro naturale conformazione, le nodosità e le deformità articolati diventano evidenti sul piano longitudinale - con un atteggiamento fisso in flessione - ma anche con una deviazione laterale, soprattutto del dito indice. La malattia ora è in una fase in cui la soluzione non può che essere chirurgica.

 

Quando il pollice si blocca: la rizoartrosi

Una delle localizzazioni preferite dalla malattia artrosica è l’articolazione che sta alla base del pollice, anatomicamente chiamata trapezio-metacarpale. Si tratta di un’articolazione particolare, la cui forma ricorda la sella di un cavallo. L’inizio della malattia dipende da un piccolo legamento che si rovina progressivamente e che perciò permette al pollice di scivolare fuori dalla sua sede naturale. È come se due cucchiai che sono uno sull’altro si spostassero di pochi millimetri, perdendo completamente la loro perfetta congruità concavo-convessa e cominciando quindi a sfregare sui bordi invece di muoversi in sintonia.

La sintomatologia è tipica: si comincia con un dolore sordo, una piccola protuberanza che si manifesta alla base del pollice, l’impressione di non riuscire a tenere le cose in mano. Sul piano funzionale ci si accorge che non si riescono più ad effettuare dei movimenti di torsione come aprire dei barattoli, svitare un tappo, girare una maniglia, non per mancanza di forza ma per dolore.

La malattia viene inquadrata secondo una classificazione internazionale chiamata di Eaton: si tratta di cinque stadi (dallo 0 al 4) in ordine di gravità.

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Artrosi alle mani: quando fare una visita

Ricordiamo che esistono cinque fattori principali che contribuiscono al deterioramento della cartilagine: l’ereditarietà, l’età, lo stile di vita, l’alimentazione e l’usura. 

La predisposizione genetica gioca un ruolo fondamentale nell’insorgenza dell’artrosi, soprattutto nelle donne, poiché la malattia viene trasmessa da una generazione all’altra in modo sistematico. Si tratta di un tratto dominante che non salta generazioni, per questo motivo chi ha dei parenti stretti soprattutto in linea femminile (mamma, nonna, sorella) che soffrono di artrosi deve prestare molta attenzione ai segnali e ai sintomi di questa patologia. Altro fattore rilevante è l’età perché con l’avanzare del tempo anche le articolazioni invecchiano e si usurano. Negli ultimi anni, anche a causa di un cambiamento degli stili di viti, i i primi sintomi possono manifestarsi già intorno ai 40-45 anni perciò è bene non aspettare troppo per intervenire tempestivamente e adottare comportamenti e stili di vita che possono rallentare l’insorgere dell’artrosi. Il primo passo è quello di effettuare una visita muniti di una semplice radiografia (non servono esami invasivi o particolari, come risonanza magnetica o tac) per capire in quale stadio ci si trova e individuare le terapie adeguate.

 

Le terapie: quali e quando

Le strategie e le terapie per contrastare l’artrosi alla mano sono diverse e sono strettamente correlate allo stadio della malattia: l’intervento chirurgico è l’ultima soluzione, che si rende necessaria quando la patologia ha portato a un danno irreversibile, perché la cartilagine non è più presente. Negli stadi intermedi, invece, ci sono diverse strategie, volte principalmente a due scopi: lubrificare l’articolazione e rinforzare la muscolatura particolare cioè quella intorno all’articolazione. Nel primo caso si può ricorrere a infiltrazioni di farmaci oppure di cellule mesenchimali per lubrificare le articolazioni che fanno fatica a scorrere, nel secondo caso si può invece effettuare una fisioterapia mirata e personalizzata con uno specialista della mano.

Nel caso della rizoartrosi può inoltre risultare utile l’utilizzo di un tutore su misura, che preservi l’articolazione trapezio-metacarpale durante le attività quotidiane, mantenendo il pollice in una posizione corretta.

Non dimentichiamo comunque che l’approccio più efficace è quello integrato, che potenzia gli effetti delle terapie grazie ad una corretta alimentazione (link a dieta per artrosi: alimentazione per contrastarla) e agli integratori naturali, che sono in grado di fornire sostanze preziose per alleviare i sintomi dell’artrosi e nello stesso tempo combatterla.

 

Gli integratori, un aiuto dalla natura

Algosfree propone diversi integratori tra cui il Kit Anti Artrosi, composto da quattro prodotti:

  • Arthro-Bos: integratore a base di Boswellia Serrata e Ginger
  • Arthro-Wil: integratore a base di Curcuma, Salice e Pepe Nero
  • Arthro-Mac: drink a base di Aloe Vera, Melograno e Vitamina C
  • Arthro-Cap Plus: pomata lenitiva a base di Capsaicina (peperoncino), Ginger ed estratto di cozze verdi della Nuova Zelanda

Le proprietà benefiche sono differenti per ogni componente del kit: nello specifico Arthro-Bos e Arthro-Wil aiutano a contrastare dolori scheletrici, rigidità articolari e stati infiammatori, svolgendo una funzione coadiuvante antinfiammatoria, antiossidante, analgesica e antireumatica.

Kit artrosi alle mani - Algosfree

 

Arthro-Cap Plus ha proprietà calmanti e lenitive e va applicata direttamente sulle articolazioni dolenti; Arthro-Mac aiuta a depurare l’organismo e, grazie alla Vitamina C, svolge un’azione coadiuvante antiossidante e protettiva.

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